mercoledì 15 giugno 2011
Apollo se la ride del bunga bunga
Autoironia. Lo dice lui. B. Eppure a me non ha provocato il sorriso amaro dell'ironia. E tantomeno quello dolente e commosso dell' humor, un sorriso tanto più umano, quanto più è un farsi vicino all'umano, amandolo. Forse la risposta è che come troppo spesso accade le parole sono usate senza sapere il loro significato. la tradizione cristiana e quella ebraica conoscono bene questo significato. Ma oggi impera la banalità delle parole e il loro uso a proprio piacimento. Mai epoca è stata più sofista di questa e non ai livelli di Gorgia e Protagora, ma dei loro scialbi e vigliacchi imitatori. Dunque autoironia, o meglio humor, che è cosa profondamente differente dall'ironia, sarebbe stato così se Apollo nel Parnaso a un certo punto avessere detto: ecco vedete laggiù il bunga bunga? Non siamo forse anche noi così, non ci piace fare l'amore e insidiare fanciulle mortali? Ma l'humor è impossibile per un dio greco, che non conosce partecipazione all'umano e dunque non sa cos'è l'umorismo. Gli dei greci non sorridono e non piangono e se raramente questo accade - ed è la tragedia a farcelo intravedere in un disperato desiderio del divino assente - se ne vergognano subito e ritraggono il loro volto. Se invece Apollo avesse voluto fare dell'ironia avrebbe preso in giro i miseri mortali, cosa facile per un dio. Sento già la risata risuonare. Ecco Apollo se la ride, nel suo Olimpo inaccessibile. E allora? E allora la battuta, non meno infelice delle altre, anzi, piuttosto ingenua, del B, non è per nulla autoironica, bensì autocelebrativa, come sempre. E non ci fa sorridere, piuttosto quasi ci fa provare un senso di pietà per un uomo ricco e potente, certamente capace nei suoi affari e così profondamente ignaro di se stesso, degli altri della politica.
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