lunedì 12 dicembre 2011

In risposta all'articolo di D'Avenia sulla Stampa, Capirsi con il cuore

http://www.vinonuovo.it/index.php?l=it&art=665

Perché non mi piace la favoletta della perla

Per chi non l'avesse mai sentita la favoletta della perla è una parabola sul dolore e sul male che, come il granello di sabbia o come il pezzetto di carne che il predatore ha lasciato sul campo di battaglia dopo aver attentato alla vita della conchiglia, sono riassorbiti e digeriti e, solo così, possono trasformarsi in una perla preziosa. Questa storiella non mi è mai piaciuta. Il dolore, la sofferenza, il male sono qualcosa contro cui l'uomo deve potersi ribellare, imprecare, bestemmiare, spergiurare. Se poi diciamo che il granello di sabbia è l'estraneo, allora inglobarlo, incapsularlo vuol dire anche annientarlo.  L'estraneo è il nemico,  il male dal quale dobbiamo immunizzarci per poter sopravvivere?  Ma fermiamoci alla rilfessione sul male. Dio è venuto a liberare dal male, anche la crocifissione non è certo volontà di Dio, ma opera degli uomini incapaci di sottrarsi alle logiche del sacrificio. Pensiamo un attimo a che cosa ne sarebbe di Dio se la storiella della perla fosse vera. Il dolore, il male faticosamente riassorbiti nella nostra vita, ne usciamo doloranti, ma anche scintillanti come una perla. Un Dio consolatore che ci serve per credere a questo bel miracolo ci serve forse per aiutarci a vivere senza imprecare. Senza ribellarci. Bel pensiero. Ma è così? Il male, la sofferenza, fisica e psichica ci dilaniano, ci feriscono, altro che perla. Imprechiamo verso Dio perchè qui, su questa terra non c'è Bene, non c'è Giustizia. Qui possiamo solo, faticosamente, provare un lento e mai compiuto cammino di approssimazione, tentativi,  sempre nel dubbio, nella domanda che si chiede sempre, in timore e tremore, sono io forse giusto? E' questo un bene?  Ecco allora che la storia non può finire così, con una perla lucida e impossibile da scalfire. Le perle dure e dalla supericie levigata sono solo una favoletta consolatoria, buona per le anime ingenue. Dio dovrà dare una risposta a tutte le nostre ferite, a una umanità che non deve smettere di gridare contro il male e la sofferenza. Siamo zoppi, l'essere umano è claudicante e vulnerabile, riconoscere questo è il tutto della sua umanità. Anche molti temi di bioetica potrebbero ritrovare un loro giusta ridefinizione a partire da questa semplice constatazione: il male è male. La sofferenza non si può eliminare.  Si possono però alleviare alcune sofferenze. Abbiamo il dovere morale di farlo. Anche a costo di abbreviare la vita, certo, perchè viene prima la persona della Vita. Illudersi e illudere qualcuno di poter diventare una perla traslucida è una cattiva catechesi. 

martedì 29 novembre 2011

Stupidità del TG2: "c'è una sottile differenza tra eutanasia e suicidio assistito".

 "c'è una sottile differenza tra eutanasia e suicidio assistito". Lla differenza è abissale, senza dire che sul primo termine è doveroso fare differenze. Perché sotto questa etichetta si vuole far passare anche il rifiuto dell'accanimento terapeutico o, viceversa, si gioca ad assottigliare il confine con il suicidio assistito. Rimane in ogni caso al di sopra di tutto questo il principio dell'accompagnamento alla morte, della cura non come potere costrittivo, la vita a tutti i costi, ma come possibilità di supportare l'ammalato terminale e rendere più breve e più sopportabile il l'ultimo tempo. Non è però questo il caso. Qui si parla di suicidio di una persona malata nell'anima. Il suicidio è un atto estremo, compiuto in uno stato di sofferenza estrema. Nessuna esaltazione, ma neppure il giudizio denigratorio. Solo la distanza è rispettosa dell'altro. E' perciò doveroso il rispetto anche nei confronti dell'atto estremo, compiuto in autonomia, nessuno può giudicare della persona, ma dell'atto, mentre  non si capisce questo accanimento che da un lato vuole la vita a tutti i costi, dall'altra esalta l'autonomia sovrana, dimenticando che il proprio dell'umano non è l'autonomia, non da sola, non senza vulnerabilità e dipendenza, si dimentica così, in entrambi i casi, che ci sono sempre la morte e la vita, la morte dentro la vita, la vita oltre la morte.

venerdì 25 novembre 2011

Dedicato a chi pensa di averlo duro

 " La stupidità minaccia sempre la presunta superiorità di un'erezione costante e imperturbabile. (...) Un'erezione priapica, cioè permanente e indefinita non è nemmeno più una erezione ed è una patologia mortale". Cit. da Derrida, 280-281, La bestia e il sovrano, vol. I.

Linguaggio

Siamo abituati a pensare al linguaggio come se fosse una cosa semplice, come comunicazione, invece il linguaggio è equivoco, è un inciampo. Già, ma ce la siamo pure inventata una facoltà che si chiama scienze della comunicazione (sic) e di comunicazione saturiamo il linguaggio.

meno male che c'è la crisi

Meno male che c'è la crisi. Sono contenta. In primo luogo perchè c'è stato un consumismo eccessivo, abbiamo vissuto al di sopra delle nostre possibilità, è ora di fermarsi e di capire che cosa non va, e non sono solo la speculazione o la globalizzazione il problema. Mi viene in mente mia nonna, quando dopo Villa Mirafiori, il primo anno di università, andavo a casa sua e lei mi chiedeva di raccogliere l'acqua di scarico della lavatrice e io mi chiedevo che follia fosse quella: che ci fai nonna con l'acqua di scarico? Lavo gli stracci. Per non sprecare l'acqua. Lei da bambina andava a prenderla al pozzo l'acqua. Era una sarta bravissima, che invidia i vestiti che faceva a mia madre negli anni sessanta. E quando si è sposata mia nonna viveva al ghetto, una stanza in affitto. Il resto in comune. Poi le cose hanno iniziato ad andare meglio. L'Italia si stava riprendendo dal dopoguerra. Il lavoro in banca, la casa. Prima via del corso e poi vicino all'Università. Mio padre quando faceva l'università lavorava per mantenersi agli studi. Noi siamo stati fortunati, ma quando vedo i giovanissimi di oggi non penso lo stesso, loro non sono fortunati, molti di loro almeno, quelli che possono pagarsi i locali e i vestiti firmati e che ricevono in regalo la macchina a diciotto anni. Era ora. Chissà che non si torna a dare importanza alle cose che ce l'hanno. In secondo luogo perchè una politica che si è così squalificata può solo risalire. Nessuno è più credibile. Dai deputati ai ministri. E non vogliamo giovani, ma idioti, alla guida del nostro paese, dal sindaco di Firenze all'ultima giovane promessa della letteratura, che dichiara di aver vinto il premio Strega perchè è giovane e quindi piace (che idiozia, e certo non vale una ceppa come scrittore, ma questa è un'altra storia) questa smania di gioventù mi piace sempre meno. Vogliamo persone che sanno occuparsi del bene pubblico. Con competenza e stile. Punto. E allora evviva la crisi perchè è forse l'unico modo per ripensare il nostro stare al mondo.

domenica 30 ottobre 2011

Citazioni

"Les devises les plus nobles de liberté, égalité, amour, fraternité, ne peuvent résoudre les problémes de la société si elles n'englobent pas, au départ, une compréhénsion, une définition précise DE LE VALEUR DE L'INDIVIDU, de sa personalité. Pur le judaisme, l'homme est fait à l'image de Dieu et, par la meme, il acquiert toute sa valeur et toute sa dignité". Goughenheim, Les portes de la loi

Piccola riflessione politica

Una differenza - non piccola, ma non la sola ovviamente - tra Hamas e Israele: la prima è pronta a sacrificare il singolo, per la collettività, il secondo sacrifica la collettività per il singolo, perchè riconosce il valore assoluto dell'essere umano che la prima disconosce, da una parte i martiri della guerra santa, dall'altra per la vita di un solo soldato la liberazione di tanti potenziali attentatori, ma questo nessun telegiornale l'ha detto quando ha mostrato le foto dei festeggiamenti paralleli....

sabato 10 settembre 2011

Le pareti della solitudine, Tahar Ben Jeollun

Da leggere, questo libro scritto nel 76, una manciata di pagine, schegge che vanno dritte al corpo, che dicono con parole spezzate la fame di tenerezza e di sesso, nella disperazione di un giovane marocchino ebbro di vita, che parla con la sua donna immaginata solo nel fondo della cassa e poi nella stanza chiusa di emigrato dove l'impotenza diventa metafora lancinante, in una città fredda e ostile, fatta di notti di delirio, di lavoro in officina, di morte e di desiderio.

mercoledì 31 agosto 2011

‎"...Silvia mi raccontava oggi di suo nipote, tre anni, il papà gli dice: Samuele non tirare le macchinine sul tavolo, non hanno le ali, non possono mica volare e Samuele che prende un foglio disegna le ali le mette alla macchinina e la lancia...Questa è una immaginazione che cambia la realtà". Dal cassetto delle mie vecchie mail. 

venerdì 26 agosto 2011

"EGEMONIA CATTOLICA E VITA PUBBLICA IN ITALIA"

"EGEMONIA CATTOLICA E VITA PUBBLICA IN ITALIA"

Abbiamo bisogno della religione?

Abbiamo bisogno della religione?

L'intruso

L'intruso si introduce di forza, con la sorpresa o con l'astuzia, in ogni caso senza permesso e senza essere stato invitato. Bisogna che vi sia un che di intruso nello straniero che, altrimenti, perderebbe la sua estraneità. Se ha già diritto d'ingresso e di soggiorno, non è più l'intruso...
Una volta giunto, se resta straniero e per tutto il tempo che lo resta, invece di naturalizzarsi semplicemente la sua venuta non cessa.
E' questo che si tratta di pensare e quindi di praticare: altrimenti l'estraneità dello straniero viene riassorbita prima ancora che lui stesso abbia varcato la soglia...
Accogliere lo straniero dev'essere anche provare la sua intrusione....

Nancy, L'intruso, 2000

mercoledì 15 giugno 2011

Apollo se la ride del bunga bunga

Autoironia. Lo dice lui. B. Eppure a me non ha provocato il sorriso amaro dell'ironia. E tantomeno quello dolente e commosso dell' humor, un sorriso tanto più umano, quanto più è un farsi vicino all'umano, amandolo.  Forse la risposta è che come troppo spesso accade le parole sono usate senza sapere il loro significato. la tradizione cristiana e quella ebraica conoscono bene questo significato. Ma oggi impera la banalità delle parole e il loro uso a proprio piacimento. Mai epoca è stata più sofista di questa e non ai livelli di Gorgia e Protagora, ma dei loro scialbi e vigliacchi imitatori. Dunque autoironia, o meglio humor, che è cosa profondamente differente dall'ironia, sarebbe stato così  se Apollo nel Parnaso a un certo punto avessere detto: ecco vedete laggiù il bunga bunga? Non siamo forse anche noi così, non ci piace fare l'amore e insidiare fanciulle mortali? Ma l'humor è impossibile per un dio greco, che non conosce partecipazione all'umano e dunque non sa cos'è l'umorismo. Gli dei greci non sorridono e non piangono e se raramente questo accade - ed è la tragedia a farcelo intravedere in un disperato desiderio del divino assente -  se ne vergognano subito e ritraggono il loro volto. Se invece Apollo avesse voluto fare dell'ironia avrebbe preso in giro i miseri mortali, cosa facile per un dio. Sento già la risata risuonare. Ecco Apollo se la ride, nel suo Olimpo inaccessibile. E allora? E allora la battuta, non meno  infelice delle altre, anzi, piuttosto ingenua, del B, non è per nulla autoironica, bensì autocelebrativa, come sempre. E non ci fa sorridere, piuttosto quasi ci fa provare un senso di pietà per un uomo ricco e potente, certamente capace nei suoi affari e così profondamente ignaro di se stesso, degli altri della politica.